Il tema caldo della pubblicità al gioco d’azzardo

pubblicità gioco d'azzardo

I pareri e le dichiarazioni rese pubbliche da tutte le parti politiche e dalle varie associazioni che si occupano della pubblicità del gioco d’azzardo sono state molteplici: ognuno proponeva e propone la sua visuale relativa alla pubblicità al gioco così pure la raccomandazione dell’Ue che sottolineava: “La pubblicità ai casino sicuri italiani deve essere responsabile, contenere indicazioni per il gioco patologico, tutelare i minori, non contenere messaggi di gioco illegale” che è stata recepita dalla Legge di Stabilità che la vuole mettere in pratica. E nella pubblicità, il tema del gioco online è credibilmente quello più difficile e centrale su cui bisognerebbe concentrare tanta attenzione. Poi, la pubblicità “del e sul” gioco è argomentazione importantissima perché mette in condizione di comprendere o meno dove e come bisognerebbe giocare… e l’argomento ha fatto versare veramente fiumi di parole, sia verbali che scritte: ma il decreto è poi stato pubblicato? Si è fatto realmente qualcosa di tangibile a cui ci si possa riferire per asserire che l’argomento così delicato è stato affrontato e poi che “qualcosa” è stato deciso e concretizzato?

Che dire, poi, delle normative nazionali come il decreto Balduzzi e la Legge di Stabilità del 2016 e le dichiarazioni dell’Istituto di autodisciplina pubblicitaria? Nella citata Stabilità 2016 è data competenza all’ Agcom, ma deve assolutamente essere attuato un decreto dal Ministero competente la cui scadenza era definita a fine aprile, decreto che non è stato ancora pubblicato. Quindi? Sino a quando tutto non sarà chiaro e ben definito, non si possono applicare i divieti pubblicitari, assolutamente di alcun genere: si sono recepite solo nozioni non chiare per l’applicazione di questo divieto. Divieto per i canali generalisti? Quali? In linea approssimata si possono considerare generalisti quelli che vanno da 1 a 9 del telecomando, ma non è ancora sufficientemente chiaro l’ambito applicativo della norma e delle sanzioni che sono incongruenti tra emittenti nazionali e locali. La stessa incongruenza che si trova nel fatto che viene fatto divieto solo ai media tradizionali, e viene lasciato fuori internet. Con queste “incertezze” certamente bisognerà rivedere la normativa in occasione della consultazione sulla direttiva Smav.

Se non bastasse tutta questa “confusione”, per usare un eufemismo, esiste anche una sovrapposizione di competenze tra Agcom e Agenzia dei Monopoli in materia di casino online autorizzati da aams. Però bisogna anche sottolineare che le reti generaliste si sono uniformate al divieto di fascia oraria e lo stesso atteggiamento lo si sta riscontrando anche nelle reti specializzate nella pubblicità al gioco, come Sky, il che, inutile sottolinearlo, è un ottimo inizio e per dirla con un vecchio adagio “chi bene inizia è alla metà dell’opera”. Ma il decreto deve esserci e deve anche chiarire tanti dettagli, dato che la pubblicità al gioco riveste obbiettivi particolari: quello di salvaguardare i minori innanzitutto, quello di indicare al cittadino-giocatore come ci si approccia al gioco e le eventuali conseguenze relative al suo abuso, ed anche quello di indirizzare il giocatore verso siti legali di casino o luoghi sicuri e legali dove giocare è divertimento e non rischio e perdita di tranquillità. Le premesse erano quelle e sono state anche recepite… bisogna però che non rimangano solo parole, bisogna passare “ai fatti concreti”, e di concretezza il gioco, e tutto ciò che vi gravita attorno, ne ha assolutamente bisogno.